Il nostro sito e l’Associazione “Evgenij Polyakov” compiono tre anni.
Tre anni fa, avevamo chiesto a chi ha conosciuto il Maestro di regalarci tre aggettivi con cui descriverlo.
Quegli aggettivi sono ancora ben visibili nella nostra homepage e aiutano tuttora i visitatori a conoscere le innumerevoli sfaccettature della sua grande personalità.
Oggi, per festeggiare questo traguardo, abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti principali dei suoi balletti e a suoi strettissimi collaboratori un po’ del loro prezioso tempo per raccontarci alcuni momenti della loro esperienza artistica con Genia.
Gli argomenti sono stati proposti dal musicologo Luca Berni, che ringraziamo, grande amico di Polyakov.
Un grazie sincero a chi ha voluto rispondere, per la rinnovata dimostrazione di affetto e di stima verso Genia.
I loro personali ricordi movimentano così il nostro Foyer.


Quattro domande per Genia
a cura di Luca Berni

•••

  • A quando risale la Sua conoscenza con Genia?
    • Florence ClercI: Ho incontrato Genia quando arrivò all’Opéra de Paris con Noureev.
    • Marcello AngeliniII: Ho lavorato con il Maestro Polyakov dal 1979 al 1983. È stato il mio primo direttore.

•••

  • I titoli danzati: i suggerimenti, le prove e lo stile di Genia
    • F. C.: Ho danzato tutti i balletti in repertorio all’Opéra e tutti lavorati esclusivamente con lui.
      Il suo stile? Danza e vita mescolate insieme.
      Genia in studio era generoso e attento, non metteva complessi, era rassicurante, tanto dal punto di vista tecnico che da quello artistico.
      Libertà e rigore.
    • M. A.: Tanti titoli, tanti suggerimenti. Il titolo più memorabile è stato Lo Schiaccianoci del Maestro. Essere in sala mentre veniva creato, occupando lo stesso spazio di grandi stelle come Elisabetta Terabust e Peter Schaufuss, e poi ballarne tanti ruoli, inclusi quelli principali, è stato magnifico. Lo stile di Genia… Sempre con il sorriso sulle labbra. Il Maestro apparteneva a un’epoca durante la quale si dirigeva con il pugno di ferro. Lui invece ci guidava con i guanti di seta. Incoraggiava, non offendeva, faceva tanto lavoro, e noi lo seguivamo, lavorava durante tutte le lunghe pause pasto con noi giovani, per darci un avvenire e una carriera artisticamente soddisfacente. Il Maestro aveva tante qualità, alcune innate come un gusto impeccabile nella danza classica e l’abilità di comunicare con i suoi danzatori con la sua fisicità. Altre qualità le aveva acquisite con tanto lavoro, come il rispetto con cui comandava in sala ballo e la sua energia sempre positiva, anche quando si arrabbiava… Ma la sua più grande qualità era la generosità artistica e la generosità con il suo tempo. Ha dato tanto e ha formato una generazione di artisti.

•••

  • Genia in sala: maestro e coreografo per Lei
    • F. C.: Era votato alla musica e ai suoi danzatori.
    • M. A.: Più maestro che coreografo. Genia, secondo me, usava la coreografia per insegnare, per comunicare con i suoi danzatori, forse più di quanto la usasse per comunicare con il suo pubblico. I coreografi sono persone leggermente egocentriche, che hanno una visione dei propri lavori e “usano” i danzatori per dare vita alla loro immaginazione. Genia, invece, era un artista generoso, che usava la coreografia per far crescere la sua compagnia. E’ anche vero che, con tante responsabilità, sia artistiche che amministrative (non dimentichiamoci che dava lezione quasi ogni giorno, era in sala ballo per tutte le prove, durante le tre ore di pausa pomeridiana lavorava con noi giovani e poi la sera si andava al Collettivo… – Collettivo di Danza Contemporanea, compagnia di Firenze, ndr), magari non ha avuto il tempo per sviluppare il suo talento coreografico. Io, comunque, lo ricorderò sempre come la guida che ci ha ispirato a essere meglio di quanto il nostro talento consentisse, colui che ci ha insegnato a ballare per il piacere di danzare, la persona che, con le sue azioni, ci ha insegnato la disciplina artistica e l’integrità personale nel nostro mestiere. Il Maestro sarà sempre un ideale al quale aspiriamo, ma non uno che si può raggiungere.

•••

  • Un ricordo speciale da condividere anche non legato alla danza, anzi, e meglio, legato alla vita di tutti i giorni
    • F. C.: Un ricordo da condividere? Come farlo? Ne ho mille, tutti nel mio cuore.
    • M. A.: Tra tanti ricordi quello più chiaro è sempre l’ultima conversazione telefonica nel 1996. Sarà forse per il rispetto che avevo per lui, o forse perché era necessario per me che Polyakov fosse sempre sul piedistallo, metà umano e metà mito, che non l’ho mai conosciuto come uomo. Nel 1996, dopo un anno come direttore di compagnia, ho cominciato a conoscere l’uomo dietro la facciata. E ho avuto bisogno, ancora una volta, della sua guida. Coincidenza vuole che, in quel momento, io avessi pressappoco la stessa età del Maestro quando ho iniziato a lavorare a Firenze. Abbiamo parlato per più di un’ora, lui mi ha ascoltato pazientemente mentre gli raccontavo tutte le vicissitudini del mio primo anno come direttore e dei problemi con i danzatori. Alla fine della conversazione mi ha detto qualcosa tipo “Marcellino, ricorda che l’energia che guida i danzatori è il loro amore per la danza. Loro capiscono che la carriera è breve e quindi vogliono danzare. Anche se fanno degli errori e magari le loro azioni sono biasimevoli, quello che li guida è l’amore per la danza, la voglia di ballare, lo stesso amore che hai tu per la nostra arte”. Ancora oggi, 23 anni dopo, quelle parole sono la mia guida giornaliera e la filosofia della mia direzione!

•••


I. Etoile internazionale e Maître de Ballet
II. Direttore del Tulsa Ballet (USA)