Da: NON SOLA(MENTE) DANZA
di Maurizio Tamellini
Printed by Amazon Italia Logistica S.r.l. – Torrazza Piemonte (TO), Italy
(2019)

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“Saputo, infatti, di un’audizione che si teneva al Teatro Comunale di Firenze, anche se non mi sentivo completamente in forma, pensai di provare ugualmente.
A dirigere il Corpo di Ballo era un nuovo maestro che arrivava dalla Russia, un tipo innovativo dalle idee chiare, che voleva e aveva carta bianca sulle scelte artistiche legate alla danza: Evgenij Polyakov.
Dopo un biennio come maître de ballet a La Fenice di Venezia, dal 1978 al 1983 Polyakov aveva assunto il medesimo incarico al Teatro Comunale di Firenze, dove ha ricostruito importanti classici del repertorio ottocentesco, tra i quali Giselle e Lo Schiaccianoci. Nel 1983 Rudolf Nureyev, diventato direttore del Corpo di Ballo dell’Opéra di Parigi, lo ha voluto come maître de ballet, e Polyakov rimase all’Opéra come direttore associato fino all’arrivo di Patrick Dupond. Tornò a Firenze nel 1988 come consulente artistico e, successivamente, direttore della compagnia, che nell’occasione prese il nome di MaggioDanza. Una compagnia che sotto la sua guida arrivò ai vertici della danza italiana, costruendo un repertorio ricco e variato accostando, a balletti dell’’800, i classici del ‘900.
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Gli spettacoli in programma erano molti, Polyakov era un vulcano di idee. In un mese montammo la suite de La Bella Addormentata (Le nozze di Aurora) per le scuole. Naturalmente la coreografia portava il suo nome.
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Polyakov dava delle bellissime lezioni, molto diverse da quelle dei maestri italiani. Ricordo gli esercizi alla sbarra… così distanti, sconosciuti da quelli sempre fatti… del resto, quella era la scuola russa, la scuola Vaganova, quella che considero ancora adesso la migliore in assoluto per la danza classica. Era una persona adorabile, sempre allegra e positiva, mai sopra alle righe. Siamo diventati molto amici, ci scambiavamo i nostri pensieri sulla danza, ma non si scendeva mai sul personale, in questo era molto restio ad aprirsi. La mattina in teatro c’era un via vai di ospiti, tutti venivano per seguire la sua lezione! Era anche un ottimo coreografo, la
Giselle creata per Venezia è un capolavoro che tutti i danzatori di quell’epoca ricordano perfettamente.
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Era arrivato il momento di pensare in grande e La Scala (…) mi incuriosiva. Volevo provare a entrare nel corpo di ballo milanese, senza dubbio uno dei più importanti del mondo, e decisi di parlarne con Polyakov. Ma invece di trovare il suo sostegno, ricordo che mi disse qualcosa di incomprensibile in russo e si allontanò.”

(pag. 35-39)

© Maurizio Tamellini
Proprietà di Silvia Brioschi


Dal magazine online Riflettori su…di Silvia Arosio
di Maurizio Tamellini
(2021)

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© Maurizio Tamellini


Da: N’OUBLIE PAS POURQUOI TU DANSES
di Aurélie Dupont
casa editrice Éditions Albin Michel
(2024)

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“En fait nous sommes très peu dans le studio, ce qui ajoute à la magie, quatre danseuses avec Dany et le maître de ballet Genia Poliakov – la seule présence masculine. Celui-là même qui m’a dit à l’issue de mon premier remplacement que je dansais bien mais que j’étais trop grosse. Forcément je m’en souviens. Et dans un premier temps, je dois avouer que je ne suis pas enchantée de travailler avec lui sur ce ballet. Mais j’ai tort. Très vite, je regrette ma réticence. Grâce à cette œuvre, je vais vraiment rencontrer l’être exceptionnel qu’il est.

Genia Poliakov n’a pas l’habitude d’intervenir sur des pièces contemporaines. Il fait plutôt travailler les ballets classiques. Les premiers jours, je sens qu’il est dérouté, voire qu’il s’ennuie. Il n’est pas tout à fait présent, pas tout à fait à l’aise. Mais petit à petit, la beauté de ce duo de femmes réveille quelque chose en lui. Il nous regarde avec insistance. Il est interloqué, au fur et à mesure que le rôle de Marie me pénètre et m’enchante. Je sens que mon évolution touche Genia, agit sur lui comme un aimant.

Une espèce d’attirance artistique et humaine se crée et se développe au fil des jours. Nous nous rapprochons doucement, comme deux âmes jumelles, jusqu’à ce que naisse une amitié aussi évidente que surprenante. De mon côté, je réalise à quel point je suis entière et sereine dans ce rôle et ce style de danse.

Je me sens apaisée, douce, en confiance. J’aime travailler et danser avec Nathalie, elle m’inspire dans sa pureté et sa simplicité. La qualité du propos, la communion des répétitions excluent toute frivolité. Le thème oblige à la simplicité, voire à l’innocence. Jamais, jusque-là, je n’avais ressenti cette ambiance dans le travail. Cette intimité nous éloigne de tout ce qui nous entoure, et du théâtre tout entier. Je baigne dans un calme serein qui agit comme un baume. Si le duo est difficile physiquement, il est émouvant. Cette harmonie nous submerge de plaisir et Genia, comme nous, tombe amoureux de la pièce. Le propos, cette Annonce faite à Marie et le mystère de l’Incarnation qu’elle suggère, nous élève spirituellement. Il y a des œuvres comme ça, qui soignent et qui enveloppent. Au fil des semaines, la pièce se met en place, ainsi qu’une grande complicité avec Genia. Je découvre un homme formidable, intense, vulnérable, passionné et sensible. Il y a des amitiés tardives qui marquent, celle-ci en fait partie. Genia Poliakov décédera quelques jours après nos spectacles. Son dernier regard artistique se sera posé sur Annonciation. Il est parti bercé par les anges.”

(pag. 297-298)

© Éditions Albin Michel, 2024

 

Traduzione italiana di Silvia Brioschi:

“In effetti siamo pochissimi in studio, il che aggiunge magia, quattro ballerine con Dany e il maître de ballet Genia Poliakov – l’unica presenza maschile. Lo stesso che dopo la prima sostituzione mi disse che ballavo bene, ma che ero troppo grassa. Ovviamente me lo ricordo. E prima di tutto devo ammettere che non sono entusiasta di lavorare con lui su questo balletto. Ma mi sbaglio. Molto rapidamente, mi sono pentita della mia riluttanza. Grazie a questo lavoro incontrerò davvero l’essere eccezionale che è.

Genia Poliakov non è abituato a lavorare su pezzi contemporanei. Lavora invece su balletti classici. I primi giorni ho la sensazione che sia confuso, persino annoiato. Non è del tutto presente, non del tutto a suo agio. Ma a poco a poco, la bellezza di questo duo di donne risveglia qualcosa in lui. Ci guarda con insistenza. È colto di sorpresa, perché il ruolo di Maria mi penetra e mi incanta. Sento che la mia evoluzione tocca Genia, agisce su di lui come una calamita.

Una sorta di attrazione artistica e umana si crea e si sviluppa nel corso delle giornate. Piano piano ci avviciniamo, come due anime gemelle, finché nasce un’amicizia tanto evidente quanto sorprendente. Da parte mia mi rendo conto di quanto sono totalmente integrata e serena in questo ruolo e in questo stile di danza.

Mi sento pacificata, dolce, fiduciosa. Adoro lavorare e ballare con Nathalie, mi ispira con la sua purezza e semplicità. La qualità delle parole, la condivisione delle prove escludono ogni frivolezza. Il tema richiede semplicità, persino innocenza. Mai prima d’ora avevo sentito questa atmosfera al lavoro. Questa intimità ci allontana da tutto ciò che ci circonda e dall’intero teatro. Mi immergo in una calma serena che agisce come un balsamo. Se il duo è fisicamente difficile, è commovente. Questa armonia ci travolge di piacere e Genia, come noi, si innamora del pezzo. Il tema, questo Annuncio fatto a Maria e il mistero dell’Incarnazione che esso suggerisce, ci eleva spiritualmente. Ci sono opere così, che guariscono e avvolgono. Con il passare delle settimane il pezzo va a posto, così come il grande legame con Genia. Ho scoperto un uomo meraviglioso, intenso, vulnerabile, appassionato e sensibile. Ci sono amicizie tardive che lasciano il segno, questa è una di quelle. Genia Poliakov morirà pochi giorni dopo i nostri spettacoli. Il suo ultimo sguardo artistico si sarà posato su Annonciation. Se ne andò cullato dagli angeli.”


Da: LIBRO-CATALOGO DELLA MOSTRA “RUDOLF NOUREEV À L’OPÉRA”
di Ariane Dollfus
casa editrice Opéra national de Paris
(2023)

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“Mais surtout, Noureev s’entoure. Il sait qu’il sera souvent absent (son contrat l’y permet), et qu’il lui faut « des yeux ». Il constitue une subtile et éloquente « troïka » de maîtres de ballet fidèles, cosmopolite et révélatrice de son parcours : on y compte le Russe Eugène Polyakov et la Française Claire Motte (nominés Maîtres de Ballet en Juin 1983, ndr), à laquelle succèderont, à la mort de celle-ci en 1986, le Français Patrice Bart et l’Anglaise Patricia Ruanne.”

(pag. 40)

Traduzione italiana di Silvia Brioschi:

“Ma soprattutto Nureyev si circonda. Sa che sarà spesso assente (il suo contratto glielo permette) e che ha bisogno “di occhi”. Costituisce una “troika” sottile ed eloquente di fedeli maîtres de ballet, cosmopolita e rivelatrice della sua carriera: comprende il russo Eugène Polyakov e la francese Claire Motte (nominati Maîtres de Ballet nel giugno 1983, ndr), alla quale succedettero, alla morte di quest’ultima nel 1986, il francese Patrice Bart e l’inglese Patricia Ruanne.”


Da: RUDOLF NUREYEV
di 
Sergio Trombetta
casa editrice Lindau
(2023)

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“Sia per Nureyev sia per il corpo di ballo parigino, si apre una stagione nuova e molto importante. Lui, accanto alle sue qualità di danzatore, può mettere in evidenza quelle di organizzatore. La compagnia riacquista quello smalto che da tempo si era offuscato e torna a essere una delle migliori del mondo. Il merito è anche dei tanti insegnanti e maître de ballet che Nureyev chiama accanto a sé. Fra questi il russo Evgenij Polyakov che per qualche anno lascia la compagnia fiorentina del Teatro Comunale per trasferirsi a Parigi.”

(pag. 110-111)

© Lindau s.r.l.
ISBN 978-88-3353-986-7
Proprietà di Silvia Brioschi


Da: SORTIR DU CADRE

di Marie-Agnès Gillot
casa editrice Gründ
(2022)

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“Chaque année, les jeunes danseurs qui viennent d’arriver dans le corps de ballet se montrent en scène au public lors de la soirée Jeunes danseurs. J’ai été distribuée à trois reprises, trois années de suite. La première fois, je danse une variation que Patrice Bart a transformée pour moi seule – à l’origine elle était faite pour deux petites danseuses (jumelles). La deuxième fois, je danse une variation du Corsaire. Elle a été créée per Génia Polyakov qui décédera peu après d’une mort brutale. (Cette variation fut imposée pour entrer à l’Opéra lors du concours de juillet 2021). Il existe dans les archives de l’Opéra une vidéo de mon pas de deux de cette soirée.”

(pag. 83)

© éditions Gründ
ISBN 978-2-324-03201-1
Proprietà di Silvia Brioschi


Da: LA PAVANA DELLA MEMORIA
di Alberto Testa e Mauro Di Rosa
(2019)
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“Conobbi Evgenij Polyakov il 16 settembre 1981, quando lo premiai a Positano (X edizione) come maestro con un Premio al valore. Già in quell’occasione ebbi modo di rendermi conto della sua straordinaria personalità, sia umana che artistica: Evgenij Polyakov è stato un coreografo che ho sempre stimato moltissimo anche umanamente per il suo carattere molto aperto e cordiale, e ho avuto modo di incontrarlo spesso in occasione delle rappresentazioni dei suoi balletti, che ho visto soprattutto negli anni Ottanta a Firenze nell’ambito del Maggiodanza, e sui quali ho scritto molti articoli (anche per «La Repubblica»). Fra gli altri, ricordo in particolare lo straordinario La Ronde, dieci variazioni sul tema dell’eros (tratto da Reigen, pièce teatrale di Arthur Schnitzler: il coreografo era anche autore del libretto), che vidi al Piccolo Teatro di Musica del Teatro Comunale di Firenze nel febbraio 1995 (aveva avuto la sua prima assoluta il giorno 14): rimasi veramente colpito da questo balletto, pienamente rappresentativo dell’intera sua vena artistica.

Si spense il 24 ottobre 1996: commosso, andai a visitare la sua tomba nel cimitero acattolico di Firenze.

Recentemente, e precisamente il 29 maggio 2017, per commemorare il ventunesimo anniversario della sua scomparsa l’Institut Français – Centre Saint-Louis di Roma ha organizzato* il convegno Evgenij Polyakov, Maestro generoso e indimenticabile per ricordare lui e la sua arte. In questo incontro, alcune personalità della cultura e della danza degli ultimi decenni che collaborarono con il coreografo (fra cui Elisabetta Terabust, che lavorò a stretto contatto con Polyakov a Venezia e a Milano, e Marcello Angelini, ex allievo di Polyakov) hanno ricordato la sua figura di danzatore, coreografo e maestro, con particolare riferimento ai suoi stretti rapporti con la città di Roma. Venni invitato anch’io a partecipare, ma purtroppo non potei recarmi personalmente: spedii così il testo del mio discorso (che venne letto in mia assenza**), nel quale delineai un’analisi storico-critica della grande figura di Evgenij Polyakov.”

(pag. 751)

* Ndr: in realtà l’ideazione e l’organizzazione del convegno furono a cura dell’Associazione “Evgenij Polyakov” in collaborazione con l’Institut Français – Centre Saint-Louis che, con il suo Direttore Olivier Jacquot e la Coordinatrice degli eventi culturali Nolwenn Delisle, si dimostrò sensibile e pronto a ospitare l’incontro.
** Ndr: si trattò piuttosto di una proiezione della bella video testimonianza che Alberto Testa concesse a Enrica Pontesilli (allora Presidente dell’Associazione), la cui ripresa fu anche possibile grazie all’Accademia Nazionale di Danza e alla sua Direttrice Enrica Palmieri, che gentilmente ospitò l’Associazione “Evgenij Polyakov” per effettuare l’intervista.

ISBN 9781082377358

Proprietà di Silvia Brioschi.

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Ricordo per Genia Polyakov di Alberto Testa – Video intervista


Da: NUREYEV – LA VITA
di Julie Kavanagh
traduzione di Viviana Carpifave

casa editrice La nave di Teseo
(2019)
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“Come maître de ballet maschile Rudolf si rivolse a Eugène Poliakov, detto Genia, che si era formato al Bol’šoj di Mosca e che in Russia era stato uno dei suoi più devoti ammiratori. All’epoca Genia lavorava a Firenze come direttore e coreografo e sulle prime aveva rifiutato l’offerta perché la sua posizione in Italia era sufficientemente appagante, ma in seguito, dopo diverse visite all’Opéra, decise che collaborare con Rudolf poteva essere un’esperienza più grande. Di taglia piccola, con i capelli rossi quasi rasati a zero e un po’ di barba, Poliakov era l’incarnazione dell’intellighenzia russa e possedeva quello che i suoi amici fiorentini chiamavano garbo. “Più che altro è grazia… ogni cosa che Genia faceva era pervasa di questa raffinata soavità”.”

(pag. 706)

 

“Rudolf faceva affidamento sui due luogotenenti: la diplomatica Claire Motte e Genia Poliakov, che era molto bravo nel placare i danzatori turbati da Rudolf. “Con Genia nessuno si sentiva insultato. Stavano tutti bene”. Poliakov sapeva anche tirare fuori la parte migliore di Rudolf, trattandolo “come un agnellino, molto tenero, molto delicato”. Presto lui stesso si sarebbe rivelato séropositif. Poliakov condivideva con Rudolf la colpa di aver ceduto alla corruzione morale dell’Occidente – ciò che un amico descrive: “quell’amarezza che Genia provava per il sesso senza amore” – ma la loro vera complicità poggiava sulla danza. Jean-Luc Choplin ricorda di averli visti nell’appartamento di Quai Voltaire “parlare con le mani” animatamente mentre studiavano vecchi video di balletti russi. “Rudolf era così felice di avere accanto a sé un connazionale di cui poteva fidarsi in termini di buongusto”.”

(pagg. 734-735)

 

“Flindt cominciò a proporre il balletto (Il Cappotto, ndr) a diverse compagnie, ma senza ottenere risultati. “Ho accesso al teatro di Firenze” gli disse Rudolf. “Lì c’è Poliakov, l’ho comprerà lui”. Avendo ripreso il suo ruolo di direttore del Maggio Fiorentino, Genia Poliakov si divideva fra Parigi e la città toscana e l’idea di quel balletto lo aveva entusiasmato. Da anni pregava Rudolf di abbondonare i virtuosismi per abbracciare ruoli più maturi e una coreografia tratta da un racconto di Gogol’ rientrava esattamente nel tipo di repertorio basato sulla grande letteratura che lui aveva in mente (“Avevamo già parlato di Fratelli Karamazov, Re Lear, Riccardo III e alcune opere di Čechov”). Per aiutarlo a ricreare l’atmosfera autentica di San Pietroburgo, Poliakov aveva dato a Flindt una serie di film espressionisti russi e ne era venuto fuori un lavoro che, per dirla con le parole di Alla Osipenko, “non è semplicemente un balletto russo, ma è chiaramente sulla Russia”.”

(pag. 799)

© 2019 La nave di Teseo editore, Milano
ISBN 978-88-9344-652-5

Proprietà di Silvia Brioschi. Un ringraziamento a Nicoletta Benuzzi


Da: DANSEUSE ETOILE
di Agnès Letestu con Gérard Mannoni
casa editrice Buchet – Chastel
(2016)
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“…J’ai beaucoup dansé à Florence. J’y ai fait mon tout premier Lac des cygnes, dans la version Polyakov, avec Umberto de Luca, à Fiesole, lieu vraiment incroyable. Un très beau souvenir. Je suis retournée plusieurs fois travailler avec eux, mais, avec ce premier Lac, j’ai découvert que s’était finalement moins fatigant et plus cohérent de danser le ballet tout entier en racontant l’histoire dans sa continuité que de faire quelques pas de deux en gala. Le ballet est très bien construit, de façon que l’épuisement des danseurs arrive avec le poids du drame. C’était en outre pour moi une grande expérience que d’apprendre, dans une autre compagnie, avec d’autres danseurs, à gérer mon énergie sur quatre actes, notamment ce que l’on appelle le deuxième souffle pour tenir jusqu’au bout…”

(pag. 183)

© Libella, 2016
ISBN 978-2-283-02938-1


ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITÀ DI BOLOGNA
SCUOLA DI LETTERE E BENI CULTURALI

Corso di laurea in Discipline dello spettacolo dal vivo

IL MAGGIODANZA DI EVGHENI POLYAKOV, TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE (1988-1995)
(estratto consultabile)

Tesi di laurea in Danza moderna e contemporanea: teorie e tecniche

Relatore Prof: Elena Cervellati
Correlatore Prof: Cristina Valenti
Presentata da: Caris Ienco

Sessione terza
Anno accademico 2012-2013

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Caris Ienco

Nata e cresciuta nella provincia Firenze si è laureata prima al Dams dell’Università degli studi di Firenze e poi in Scienze dello spettacolo – Discipline dello spettacolo dal vivo presso l’Università degli studi di Bologna. Qui ha svolto la tesi di laurea “Il MaggioDanza di Evghenij Polyakov, tra innovazione e tradizione” sotto la guida del relatore prof.ssa Elena Cervellati. Nel frattempo ha svolto numerosi laboratori di scrittura critica del teatro e della danza (Script con Adac Toscana e Choreographic Collision 6) a seguito dei quali ha deciso di intraprendere una collaborazione presso la rivista on line Teatro.Persinsala.it.

Per gentile concessione di Caris Ienco

Da: RUDOLF NUREYEV – Biografia di un ribelle
di Bertrand Meyer-Stabley
traduzione di Elga Mugellini

casa editrice Lindau
(2009)
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“Intervistato il 12 gennaio 1984 da Chantal Aubry per “Libération” sui primi mesi al Palais Garnier, Rudolf spiega quali sono i suoi progetti per l’Opéra di Parigi: “I ballerini dovranno innanzitutto imparare a lavorare per conto proprio, ad agire come professionisti, a fare a meno di “papà e mamma” e del “big boss”. Anche a disfarsi delle loro abitudini piccolo borghesi. Poco casa e famiglia, in qualche modo. L’importante è dar loro i migliori insegnanti e le migliori condizioni di lavoro. Evgenij Poliakov, che adesso è uno dei due maestri del Ballet, sa come far funzionare una compagnia.”

© Lindau, 2009


Da: NELLA CASA DEL PIANISTA
di Jan Brokken
traduzione di Claudia Di Palermo
casa editrice Iperborea
(2008)
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4 giugno
Mi prendono in giro. Avrò una risposta definitiva solo la prossima settimana.
In attesa della decisione devo restare qui fino a lunedì. Aspettare e bere vino è il modo migliore per ingannare l’attesa. Quando bevo, il tempo vola. Oggi ho parlato al telefono con Zenja P. e ho voglia di dormire con lui. È gentile. A breve Saša verrà qui, ad agosto. Allora tornerò in Italia per vederlo. È mio amico e oltretutto è russo. È molto piacevole parlare in russo qui in Occidente…

(pag. 31)

14 giugno, lunedì
Non me ne sono ancora andato, non capisco perché ci voglia tanto. Ho telefonato a Zenja. Non ha soldi. Temo che dovrò lavorare molto duramente. Perdonami, o Signore.

(pag. 34)

Titolo originale: In het huis van de dichter
Prima edizione: Atlas Publisher, Amsterdam, 2008

Traduzione dal nederlandese di Claudia Di Palermo

1a Edizione: maggio 2011
2a Edizione: dicembre 2015

Questo libro è stato pubblicato con il sostegno della Fondazione per la diffusione e la traduzione della letteratura olandese.

© 2008, Jan Brokken
© 2011, Iperborea S.r.l., Milano

www.iperborea.com
ISBN 978-88-7091-195-4


IDEA RUSSA
14-20 Novembre 1996
“In memoria di Evgenij Polyakov”

Traduzione italiana di Svetlana Bazhenova e Silvia Brioschi

Dopo la consueta liturgia domenicale, il 27 ottobre la chiesa russo-ortodossa di Firenze era affollata, la maggior parte delle persone presenti, probabilmente, vi era entrata per la prima volta. Erano gli artisti e i dipendenti del teatro cittadino dell’opera e del balletto – colleghi e allievi del Maître de Ballet Evgenij Polyakov, venuti alla celebrazione in sua memoria. I danzatori del “Comunale”, Umberto De Luca, Antonio Colandrea e altri allievi del Maestro, non nascondevano le lacrime; hanno raccontato come Polyakov amasse lavorare, quanto credesse nei giovani (e quanto loro credessero in lui), le scelte di vita, i successi.
In Occidente, soprattutto in Italia, Evgenij Polyakov ha naturalmente portato la tradizione del grande balletto classico, nato in Europa occidentale, ma presto sviluppatosi in Russia. Moscovita di nascita, studiò presso la Scuola di Danza del Teatro Bol’šoj, lavorò a Novosibirsk, per poi ritornare al Bol’šoj. Venti anni fa Polyakov fu invitato al Teatro La Fenice di Venezia e in seguito decise di rimanere in Italia, legando la sua vita prevalentemente a Firenze: qui lavorò come coreografo principale al Teatro Comunale, allestendo brillantemente i famosi balletti russi (Lo Schiaccianoci, Il Lago dei cigni, Cenerentola). Polyakov non trascurò neanche, però, le nuove tendenze, le sperimentazioni coreografiche. Invitò in Toscana i maggiori esponenti della danza moderna. Nel concreto, ha dato vita al locale Corpo di Ballo, attribuendogli il nome di “MaggioDanza” – in onore del festival del Maggio Musicale Fiorentino. Nel febbraio dello scorso anno, ha debuttato il suo ultimo spettacolo italiano, La Ronde, che Polyakov stesso ha dedicato ai suoi allievi. Evgenij Polyakov viaggiò molto, allestendo balletti a Stoccolma, New York, Berlino, Pechino, Sydney e Vienna, ma il suo amore principale fu diviso fra due città: Firenze e Parigi. La prima volta che lavorò all’Opéra di Parigi fu su invito di Nureyev nel 1983. Vi tornò, lasciando Firenze, alla fine dello scorso anno.
Proprio nella capitale francese, il 24 ottobre, si è concluso, a 53 anni, il viaggio terreno del grande Maestro.

Mikhail Talalaij

Firenze