Da: LA PAVANA DELLA MEMORIA
di Alberto Testa e Mauro Di Rosa
(2019)
•••

“Conobbi Evgenij Polyakov il 16 settembre 1981, quando lo premiai a Positano (X edizione) come maestro con un Premio al valore. Già in quell’occasione ebbi modo di rendermi conto della sua straordinaria personalità, sia umana che artistica: Evgenij Polyakov è stato un coreografo che ho sempre stimato moltissimo anche umanamente per il suo carattere molto aperto e cordiale, e ho avuto modo di incontrarlo spesso in occasione delle rappresentazioni dei suoi balletti, che ho visto soprattutto negli anni Ottanta a Firenze nell’ambito del Maggiodanza, e sui quali ho scritto molti articoli (anche per «La Repubblica»). Fra gli altri, ricordo in particolare lo straordinario La Ronde, dieci variazioni sul tema dell’eros (tratto da Reigen, pièce teatrale di Arthur Schnitzler: il coreografo era anche autore del libretto), che vidi al Piccolo Teatro di Musica del Teatro Comunale di Firenze nel febbraio 1995 (aveva avuto la sua prima assoluta il giorno 14): rimasi veramente colpito da questo balletto, pienamente rappresentativo dell’intera sua vena artistica.

Si spense il 24 ottobre 1996: commosso, andai a visitare la sua tomba nel cimitero acattolico di Firenze.

Recentemente, e precisamente il 29 maggio 2017, per commemorare il ventunesimo anniversario della sua scomparsa l’Institut Français – Centre Saint-Louis di Roma ha organizzato* il convegno Evgenij Polyakov, Maestro generoso e indimenticabile per ricordare lui e la sua arte. In questo incontro, alcune personalità della cultura e della danza degli ultimi decenni che collaborarono con il coreografo (fra cui Elisabetta Terabust, che lavorò a stretto contatto con Polyakov a Venezia e a Milano, e Marcello Angelini, ex allievo di Polyakov) hanno ricordato la sua figura di danzatore, coreografo e maestro, con particolare riferimento ai suoi stretti rapporti con la città di Roma. Venni invitato anch’io a partecipare, ma purtroppo non potei recarmi personalmente: spedii così il testo del mio discorso (che venne letto in mia assenza**), nel quale delineai un’analisi storico-critica della grande figura di Evgenij Polyakov.”

(pag. 751)

* Ndr: in realtà l’ideazione e l’organizzazione del convegno furono a cura dell’Associazione “Evgenij Polyakov” in collaborazione con l’Institut Français – Centre Saint-Louis che, con il suo Direttore Olivier Jacquot e la Coordinatrice degli eventi culturali Nolwenn Delisle, si dimostrò sensibile e pronto a ospitare l’incontro.
** Ndr: si trattò piuttosto di una proiezione della bella video testimonianza che Alberto Testa concesse a Enrica Pontesilli (allora Presidente dell’Associazione), la cui ripresa fu anche possibile grazie all’Accademia Nazionale di Danza e alla sua Direttrice Enrica Palmieri, che gentilmente ospitò l’Associazione “Evgenij Polyakov” per effettuare l’intervista.

ISBN 9781082377358

Proprietà di Silvia Brioschi.

•••

Ricordo per Genia Polyakov di Alberto Testa – Video intervista


Da: NUREYEV – LA VITA
di Julie Kavanagh
traduzione di Viviana Carpifave

casa editrice La nave di Teseo
(2019)
•••

“Come maître de ballet maschile Rudolf si rivolse a Eugène Poliakov, detto Genia, che si era formato al Bol’šoj di Mosca e che in Russia era stato uno dei suoi più devoti ammiratori. All’epoca Genia lavorava a Firenze come direttore e coreografo e sulle prime aveva rifiutato l’offerta perché la sua posizione in Italia era sufficientemente appagante, ma in seguito, dopo diverse visite all’Opéra, decise che collaborare con Rudolf poteva essere un’esperienza più grande. Di taglia piccola, con i capelli rossi quasi rasati a zero e un po’ di barba, Poliakov era l’incarnazione dell’intellighenzia russa e possedeva quello che i suoi amici fiorentini chiamavano garbo. “Più che altro è grazia… ogni cosa che Genia faceva era pervasa di questa raffinata soavità”.”

(pag. 706)

 

“Rudolf faceva affidamento sui due luogotenenti: la diplomatica Claire Motte e Genia Poliakov, che era molto bravo nel placare i danzatori turbati da Rudolf. “Con Genia nessuno si sentiva insultato. Stavano tutti bene”. Poliakov sapeva anche tirare fuori la parte migliore di Rudolf, trattandolo “come un agnellino, molto tenero, molto delicato”. Presto lui stesso si sarebbe rivelato séropositif. Poliakov condivideva con Rudolf la colpa di aver ceduto alla corruzione morale dell’Occidente – ciò che un amico descrive: “quell’amarezza che Genia provava per il sesso senza amore” – ma la loro vera complicità poggiava sulla danza. Jean-Luc Choplin ricorda di averli visti nell’appartamento di Quai Voltaire “parlare con le mani” animatamente mentre studiavano vecchi video di balletti russi. “Rudolf era così felice di avere accanto a sé un connazionale di cui poteva fidarsi in termini di buongusto”.”

(pagg. 734-735)

 

“Flindt cominciò a proporre il balletto (Il Cappotto, ndr) a diverse compagnie, ma senza ottenere risultati. “Ho accesso al teatro di Firenze” gli disse Rudolf. “Lì c’è Poliakov, l’ho comprerà lui”. Avendo ripreso il suo ruolo di direttore del Maggio Fiorentino, Genia Poliakov si divideva fra Parigi e la città toscana e l’idea di quel balletto lo aveva entusiasmato. Da anni pregava Rudolf di abbondonare i virtuosismi per abbracciare ruoli più maturi e una coreografia tratta da un racconto di Gogol’ rientrava esattamente nel tipo di repertorio basato sulla grande letteratura che lui aveva in mente (“Avevamo già parlato di Fratelli Karamazov, Re Lear, Riccardo III e alcune opere di Čechov”). Per aiutarlo a ricreare l’atmosfera autentica di San Pietroburgo, Poliakov aveva dato a Flindt una serie di film espressionisti russi e ne era venuto fuori un lavoro che, per dirla con le parole di Alla Osipenko, “non è semplicemente un balletto russo, ma è chiaramente sulla Russia”.”

(pag. 799)

© 2019 La nave di Teseo editore, Milano
ISBN 978-88-9344-652-5

Proprietà di Silvia Brioschi. Un ringraziamento a Nicoletta Benuzzi


Da: DANSEUSE ETOILE
di Agnès Letestu con Gérard Mannoni
casa editrice Buchet – Chastel
(2016)
•••

“…J’ai beaucoup dansé à Florence. J’y ai fait mon tout premier Lac des cygnes, dans la version Polyakov, avec Umberto de Luca, à Fiesole, lieu vraiment incroyable. Un très beau souvenir. Je suis retournée plusieurs fois travailler avec eux, mais, avec ce premier Lac, j’ai découvert que s’était finalement moins fatigant et plus cohérent de danser le ballet tout entier en racontant l’histoire dans sa continuité que de faire quelques pas de deux en gala. Le ballet est très bien construit, de façon que l’épuisement des danseurs arrive avec le poids du drame. C’était en outre pour moi une grande expérience que d’apprendre, dans une autre compagnie, avec d’autres danseurs, à gérer mon énergie sur quatre actes, notamment ce que l’on appelle le deuxième souffle pour tenir jusqu’au bout…”

(pag. 183)

© Libella, 2016
ISBN 978-2-283-02938-1


ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITÀ DI BOLOGNA
SCUOLA DI LETTERE E BENI CULTURALI

Corso di laurea in Discipline dello spettacolo dal vivo

IL MAGGIODANZA DI EVGHENI POLYAKOV, TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE (1988-1995)
(estratto consultabile)

Tesi di laurea in Danza moderna e contemporanea: teorie e tecniche

Relatore Prof: Elena Cervellati
Correlatore Prof: Cristina Valenti
Presentata da: Caris Ienco

Sessione terza
Anno accademico 2012-2013

•••

Caris Ienco

Nata e cresciuta nella provincia Firenze si è laureata prima al Dams dell’Università degli studi di Firenze e poi in Scienze dello spettacolo – Discipline dello spettacolo dal vivo presso l’Università degli studi di Bologna. Qui ha svolto la tesi di laurea “Il MaggioDanza di Evghenij Polyakov, tra innovazione e tradizione” sotto la guida del relatore prof.ssa Elena Cervellati. Nel frattempo ha svolto numerosi laboratori di scrittura critica del teatro e della danza (Script con Adac Toscana e Choreographic Collision 6) a seguito dei quali ha deciso di intraprendere una collaborazione presso la rivista on line Teatro.Persinsala.it.

Per gentile concessione di Caris Ienco

Da: NELLA CASA DEL PIANISTA
di Jan Brokken
traduzione di Claudia Di Palermo
casa editrice Iperborea
(2008)
•••

4 giugno
Mi prendono in giro. Avrò una risposta definitiva solo la prossima settimana.
In attesa della decisione devo restare qui fino a lunedì. Aspettare e bere vino è il modo migliore per ingannare l’attesa. Quando bevo, il tempo vola. Oggi ho parlato al telefono con Zenja P. e ho voglia di dormire con lui. È gentile. A breve Saša verrà qui, ad agosto. Allora tornerò in Italia per vederlo. È mio amico e oltretutto è russo. È molto piacevole parlare in russo qui in Occidente…

(pag. 31)

14 giugno, lunedì
Non me ne sono ancora andato, non capisco perché ci voglia tanto. Ho telefonato a Zenja. Non ha soldi. Temo che dovrò lavorare molto duramente. Perdonami, o Signore.

(pag. 34)

Titolo originale: In het huis van de dichter
Prima edizione: Atlas Publisher, Amsterdam, 2008

Traduzione dal nederlandese di Claudia Di Palermo

1a Edizione: maggio 2011
2a Edizione: dicembre 2015

Questo libro è stato pubblicato con il sostegno della Fondazione per la diffusione e la traduzione della letteratura olandese.

© 2008, Jan Brokken
© 2011, Iperborea S.r.l., Milano

www.iperborea.com
ISBN 978-88-7091-195-4


IDEA RUSSA
14-20 Novembre 1996
“In memoria di Evgenij Polyakov”

Traduzione italiana di Svetlana Bazhenova e Silvia Brioschi

Dopo la consueta liturgia domenicale, il 27 ottobre la chiesa russo-ortodossa di Firenze era affollata, la maggior parte delle persone presenti, probabilmente, vi era entrata per la prima volta. Erano gli artisti e i dipendenti del teatro cittadino dell’opera e del balletto – colleghi e allievi del Maître de Ballet Evgenij Polyakov, venuti alla celebrazione in sua memoria. I danzatori del “Comunale”, Umberto De Luca, Antonio Colandrea e altri allievi del Maestro, non nascondevano le lacrime; hanno raccontato come Polyakov amasse lavorare, quanto credesse nei giovani (e quanto loro credessero in lui), le scelte di vita, i successi.
In Occidente, soprattutto in Italia, Evgenij Polyakov ha naturalmente portato la tradizione del grande balletto classico, nato in Europa occidentale, ma presto sviluppatosi in Russia. Moscovita di nascita, studiò presso la Scuola di Danza del Teatro Bol’šoj, lavorò a Novosibirsk, per poi ritornare al Bol’šoj. Venti anni fa Polyakov fu invitato al Teatro La Fenice di Venezia e in seguito decise di rimanere in Italia, legando la sua vita prevalentemente a Firenze: qui lavorò come coreografo principale al Teatro Comunale, allestendo brillantemente i famosi balletti russi (Lo Schiaccianoci, Il Lago dei cigni, Cenerentola). Polyakov non trascurò neanche, però, le nuove tendenze, le sperimentazioni coreografiche. Invitò in Toscana i maggiori esponenti della danza moderna. Nel concreto, ha dato vita al locale Corpo di Ballo, attribuendogli il nome di “MaggioDanza” – in onore del festival del Maggio Musicale Fiorentino. Nel febbraio dello scorso anno, ha debuttato il suo ultimo spettacolo italiano, La Ronde, che Polyakov stesso ha dedicato ai suoi allievi. Evgenij Polyakov viaggiò molto, allestendo balletti a Stoccolma, New York, Berlino, Pechino, Sydney e Vienna, ma il suo amore principale fu diviso fra due città: Firenze e Parigi. La prima volta che lavorò all’Opéra di Parigi fu su invito di Nureyev nel 1983. Vi tornò, lasciando Firenze, alla fine dello scorso anno.
Proprio nella capitale francese, il 24 ottobre, si è concluso, a 53 anni, il viaggio terreno del grande Maestro.

Mikhail Talalaij

Firenze